Luci ed ombre della gestione Bollini, la svolta è ancora lontana

di Vittorio Galigani
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Una vittoria di sostegno. Un successo corroborante per una classifica che si era fatta oltremodo precaria. Certamente non una bella vittoria. Ottenuta con un certo patema d’animo (nei minuti finali) contro un avversario mediocre al quale mancavano titolari in quantità industriale. Le nostre sensazioni sulla “gestione” Bollini non sono cambiate. Tre punti, di platino, che debbono però far riflettere sul reale potenziale, nel presente, dei granata e del loro allenatore.

Il timore che possa ripetersi l’esperienza, non proprio positiva, avuta con la precedente gestione tecnica non si è assolutamente dissolto. Ronaldo, mandato in campo dall’inizio, viene bocciato nei primi minuti della ripresa. Difesa, portiere incluso, da circo del terrore. Il solito copione delle distrazioni difensive che concede spazi, inopportuni, a Rolando Bianchi. Jacopo Dezi, in odore di serie A, imperversa nel secondo tempo, padrone assoluto della sua zona.  Palloni che scottano tra i piedi, sparati alla spera in Dio, per allontanarli il più possibile dalla propria area di rigore.

Carenze che denotano l’approssimazione del lavoro settimanale di addestramento. Ogni situazione a palla ferma, a favore degli avversari, fa alzare l’asticella dell’allarme con un reparto, quello arretrato, che smarrisce equilibri e concentrazione.

I gol di Donnarumma e Coda, splendidi per intuito ed esecuzione, sono frutto della casualità e degli errori, ingenui, della squadra avversaria. Non di una manovra corale. I due attaccanti, schierati con compiti più consoni alle loro caratteristiche, confermano di possedere le qualità necessarie per portare la squadra fuori dalla zona peggiore della classifica. Il supporto della classe di Rosina, se non sacrificato ad agire di spada e di fioretto, potrà  facilitare la realizzazione di tale progetto. In riferimento alla partita con il Perugia, buona la prestazione di Donnarumma, in buone condizioni di forma. La sua presenza in campo teneva in allarme la difesa dei grifoni, la  sostituzione con Improta, che ha attitudini completamente diverse, è sembrata per certi versi incomprensibile. Se non con lo scopo di arretrare il baricentro della squadra.

Sulle potenzialità, al momento inespresse, di Bollini, saremo lieti di sbagliarci. Gradiremmo, per la Salernitana, che questo abito non gli risulti realmente troppo largo. Lo splendido pubblico di Salerno, il tifo sontuoso della curva “Siberiano” non meritano un’altra stagione fatta di stenti e di una salvezza raggiunta sul filo di lana.

Non lo merita, sostanzialmente, nemmeno la proprietà che era partita con ben altri progetti ed intenzioni. Nella convinzione, dichiarata, di potersi misurare in zona play off. Il campionato ha però evidenziato che questa squadra denota lacune in più di un reparto e deve essere puntellata  a dovere. Il “magno” Claudio, in questo, non vorrà farsi tirare per la “giacchetta”.

Piccola chiosa finale. Le assenze di Lotito e Mezzaroma dall’Arechi non stanno ad indicare il loro distacco dall’ambiente, ma un modo personale di interpretare il ruolo. Una “conditio” opinabile quanto si vuole, ma quel gesto, ripetuto nel tempo, non deve ormai meravigliare più di tanto. Neppure per alimentare contestazioni che, in buona sostanza,  rimangono fine a se stesse e non serviranno a far cambiare le abitudini.


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