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LADY GRANATA - Celeste: "A Venezia sono andata via prima, rischiavo l’infarto"

di Antonio Siniscalchi
Fonte: La Città
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"Gol, signora! Ha segnato Di Tacchio. Ce l’avete fatta. Avete vinto voi". La voce narrante è quella d’un tecnico di produzione televisiva che seguiva la partita dal camion-regia. "Uno che stava dentro a un furgoncino a lavorare. Mi ha visto lì fuori, da sola, e ha iniziato ad aggiornarmi. Ho gioito così", racconta Celeste Bucciarelli ridendo di gusto. Nei secoli fedelissima, un’icona autentica della passione per la Salernitana, la più grande tifosa granata che storia conosca ironizza su una sua scelta seria: "Certo che sono uscita dallo stadio, domenica scorsa a Venezia, quand’è arrivato il momento di battere i calci di rigori. Io c’ho 79 anni. E che dovevo fare, restare sugli spalti a rischio di farmi venire un infarto?".
Da un paio di giorni sui social quell’immagine è diventata virale: Celeste che sbircia il campo tra le grate del settore ospiti del Penzo, fotografata di spalle e però riconoscibilissima dalla chioma bionda e dal suo nome stampato dietro la maglietta, proprio come i calciatori. Avessero avuto loro, i giocatori, un po’ (anche solo un pizzico) del suo attaccamento a quella casacca, di sicuro non sarebbero stati lì, a giocarsi lo spareggio per non retrocedere. Invece è andata così, la Salernitana è stata costretta ai playout e lei, l’instancabile leader delle “quote rosa” della torcida granata, non poteva che esser presente, al seguito. Come sempre. Come da sempre accade.

"La mia prima trasferta? Ahe… E chi se la ricorda!" confessa con un po’ di delusione ma senz’alcun imbarazzo. Perché ne ha fatte così tante che sarebbe impossibile contarle. "Giarre, Casarano, Licata…", prova a cominciar l’elenco in ordine sparso. Poi si ferma, sospira. E taglia corto, sospendendo l’improbabile esercizio di memoria: "Io ho girato l’Italia. In qualsiasi categoria. La maglia granata è la mia vita". E chi ha vissuto, anche solo per un po’, la storia del cavalluccio marino sa benissimo ch’è tutto vero. Da San Siro alle periferie della Sardegna con il Salerno Calcio tra i dilettanti. Decenni d’impareggiabile militanza, d’amore smisurato e consumato - ipse dixit - «macinando chilometri su e giù per lo stivale», d’aggregazione pura vissuta assieme agli ultras che le fanno l’inchino quando sfila in balaustra. Celeste è la quintessenza d’una salernitanità iperattiva: centinaia di viaggi in pullman organizzati portando avanti un nome, Le Fedelissime, che dal 1985 è un’istituzione nel variopinto mondo del tifo granata.

"Diverse amiche che hanno portato avanti il club con me sono morte, però finché sono viva io l’attività va avanti», parola della signora Bucciarelli, con ancora qualche scoria della trasferta di Venezia. Sono tornata a casa lunedì ch’era già tardi. Ma chissenefrega! L’importante è che ci siamo salvati. Potevo arrivare pure una settimana dopo, l’importante sarebbe stato rientrare in tempo per il Centenario".
E lei un posto d’onore in questa storia lunga un secolo - che non è fatta soltanto di gol, calciatori e presidenti, ma pure d’entusiasmo popolare - se l’è meritato di sicuro. Anche se, a raccontarla tutta, le interessano cose più concrete: "Io ho un solo desiderio. Vorrei rivedere la serie A. E spero che la mia Salernitana me la regali".