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SALERNITANA: finalmente un progetto e non approssimazione. Ventura valore aggiunto

di Gaetano Ferraiuolo
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Se il campionato in gran parte disastroso concluso con la lotteria dei rigori un mese fa è servito come lezione, ben venga. Del resto fare peggio sarebbe praticamente impossibile. Scampato un pericolo nemmeno poi tanto reale come i fatti hanno dimostrato (leggasi caso Palermo), Claudio Lotito e Marco Mezzaroma hanno deciso di rilanciare anche a costo di cambiare molte cose. Riconferma per Angelo Fabiani: ruolo da direttore generale con meno compiti sul mercato, almeno questo è quanto ha dichiarato pubblicamente il patron. Cambio di guida tecnica. Non ce ne voglia Leonardo Menichini, brava persona che ha accettato in un momento storicamente difficile ottenendo, comunque, stipendio e consensi popolari. Quest'anno serviva un vero e proprio manager all'inglese, uno che conoscesse una marea di giocatori in tutte le categorie, uno capace di tener testa alla proprietà e alla dirigenza, uno che abbia vinto il campionato di serie B con il bel gioco e non solo con la gestione. 

Giampiero Ventura è la vera garanzia della Salernitana. Facile ricordare il flop con la Nazionale (il Lippi-bis è andato altrettanto male, ma la memoria corta è difetto di tanti), ma discutere quest'allenatore in serie B in una piazza che ha visto avvicendarsi tanti personaggi esonerati dopo poche settimane è totalmente fuori luogo. Chi oggi ha avuto il piacere di ascoltarlo dal vivo ha notato un tecnico carico, motivato, pronto a rimettersi in discussione, animato da una sana furia agonistica e perfettamente calatosi nella realtà. L'obiettivo è chiaro: provare a costruire una base solida affinché arrivare in serie A sia logica conseguenza e non soltanto frutto di spese folli che, in tanti casi, coincidono con una successiva e immediata retrocessione. Basta nomi altisonanti dall'ingaggio pesante, basta allenatori gestori che non sanno trasmettere nulla. Almeno dalle parole c'è l'idea di aprire un ciclo che si basa su una struttura di proprietà che in un anno è diventata decisamente bella e confortevole, su nuove iniziative di marketing, su maggiore presenza della proprietà, su un allenatore vincente e su giocatori affamati e non ammaliati dalle sirene a tinte biancocelesti.

Certo, Ventura da solo non basta e quei 4-5 tasselli di qualità ci vogliono: centrale difensivo, esterno sinistro (forse anche a destra, la scelta Casasola non convince affatto), centrocampista forte, esterno d'attacco e centravanti, quello che manca dai tempi di Coda e Donnarumma e che certo non può essere il solo Giannetti. Nessuno veda queste parole come una sviolinata nei confronti della società, restiamo dell'idea che quanto accaduto nell'ultimo biennio è sportivamente parlando grave e anche il Lombardi di turno poteva garantire una B a questi livelli. In altri tempi, però, sembrava utopistico immaginare l'ex C.T. della Nazionale che si illumina ricordando i "30mila dell'Arechi" e parla di serie A da costruire con il lavoro. Il tempo dirà, intanto basta distruttori di mestiere. Di questi tempi non serve sbandierare gli obiettivi per gettare fumo: parlare con la competenza di questa mattina equivale ad una promessa.