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ESCLUSIVA TS- Bernardini: "Il vero tifoso va sempre allo stadio". Retroscena su Menichini

di Gaetano Ferraiuolo
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A Salerno ha lasciato un pezzo di cuore, lui che ha guidato con autorevolezza la retroguardia per tre anni prima di imbattersi in un fastidioso infortunio che lo ha costretto ad appendere le scarpette al chiodo prima del previsto. La sta vivendo ovviamente male, ma si gode nel contempo l'affetto dei tifosi sperando che possa intraprendere una nuova avventura all'ombra dell'Arechi in veste di allenatore. La redazione di TuttoSalernitana ha avuto il piacere di intervistare Alessandro Bernardini, sempre sincero e mai banale nelle sue dichiarazioni. 

Quanto cambia la vita di un atleta in questo periodo così difficile e come trascorre lei le sue giornate?

"Personalmente non sono un tipo amante della vita mondana, sono una persona molto semplice. Ma un conto è non uscire per scelta, un altro per obbligo. Condivido casa con mia moglie e sono in compagnia, sebbene lei lavori e per buona parte della giornata sto da solo. Stiamo chiusi in casa, dobbiamo seguire le indicazioni del Governo sperando di debellare presto questa pandemia. Per quanto riguarda la vita di un atleta, è normale che cambia tutto. Se hai spazi e strumenti a disposizione puoi tenerti un minimo in forma, ma non tutti possono permetterselo e sarà necessario organizzare un mini ritiro di almeno due settimane. Sono veramente curioso di vedere cosa accadrà qualora riprendessero le attività, soprattutto se si giocherà ogni tre giorni diventa pericoloso sforzarsi senza una preparazione adeguata".

Il Benevento vuole la promozione in A, il Livorno l'annullamento del campionato, Lotito cura gli interessi di Lazio e Salernitana. Come si può trovare una soluzione in questo clima da tutti contro tutti?

"Se un presidente, in momenti di emergenza, pensa a portare acqua al proprio mulino diventa tutto più complicato e non mi sembra giusto nè corretto. Capisco il Benevento che ha 20 punti di vantaggio sulle altre, ma ragionando alla lettera possiamo dire che non ha ottenuto nulla di matematico e, in teoria, le altre hanno esattamente gli stessi diritti. Perchè un club deve retrocedere dalla A alla B o in Lega Pro con un solo punto di distacco e 13 gare a disposizione? E' una situazione che finirà per danneggiare qualcuno, inevitabilmente, ma nessuno se lo poteva aspettare e bisogna anche adeguarsi. Ci vuole anche rispetto per chi deciderà, è un qualcosa di assolutamente nuovo e ci sono in ballo interessi di un certo livello".

Play off sicuramente a porte chiuse. Salernitana più danneggiata rispetto a Cittadella e Pordenone, è d'accordo?

"In parte sì. Non mi sembra, tuttavia, che all'Arechi ci siano tanti spettatori negli ultimi tempi, dalla tv gli spalti mi sembrano abbastanza vuoti. La curva è la curva e non si discute, ma la spinta la avverti quando attacchi sotto la Sud. Gli ultras si scatenano anche solo per un calcio d'angolo o per un tiro in porta dalla distanza, questo incide sulla testa di un calciatore. Tuttavia negli altri 45 minuti contano altri componenti e la Salernitana le ha tutte per poter vincere a cospetto di ciascun avversario. C'è un signor allenatore, una società precisa e soprattutto ci sono giocatori veramente forti in tutti i reparti. Gli spareggi a porte chiuse, a mio avviso, sono un ostacolo superabile".

Come spiega questa fuga dall'Arechi?

"Avrei voluto chiederlo io a voi! Nel primo anno ricordo uno stadio spettacolare, con 15mila persone a partita. Ci siamo divertiti molto pur avendo lottato fino alla fine per la salvezza. Giocare in quel contesto incide e trasmette una carica particolare. Anche nella seconda stagione ci hanno spinto tanto, in casa come in trasferta. Successivamente la piazza è cambiata, non riesco a darmi una spiegazione precisa. Giustifico chi l'anno scorso ha deciso di restare a casa: entrammo in un tunnel senza via d'uscita, perdevamo sempre e anche io, se fossi stato un tifoso, non avrei acquistato il biglietto per assistere a quello spettacolo brutto. Ora, però, c'è tutto: la Salernitana ha una identità precisa, gioca a calcio, vince, convince e ha un'ottima classifica. Come si fa a non presenziare all'Arechi?".

C'è chi teme che la regola sulla multiproprietà incida negativamente e porti quasi a perdere volutamente, altri tirano in ballo il discorso della succursale...

"Dividiamo le due cose. Nel primo caso credo siamo a cospetto di un ragionamento folle e fuori luogo. Ho sentito anche io delle voci del genere, ma vi sembra mai possibile che ci dicano di sbagliare appositamente un gol o un passaggio? Se restano a casa per questo motivo non hanno la mia approvazione, il vero tifoso va sempre allo stadio. Anche perchè la Salernitana primeggia sempre nella classifica del monte ingaggi, questo significa che Lotito spende tanto: vi pare che un imprenditore tira fuori milioni di euro per non vincere? Sul discorso della Lazio, invece, mi sento di dare ragione alla tifoseria: posso capire il fastidio quando un Cicerelli, tra i migliori, firma per la Lazio. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: questo rapporto con un club di A consente di avere a Salerno calciatori di assoluto spessore".

Alcuni suoi ex compagni hanno detto che l'anno scorso lo spogliatoio era spaccato e che il mister Gregucci ci capì poco...

"Ma posso capire anche l'allenatore! Era un gruppo molto numeroso, composto da gente con un curriculum importante e tenerli in panchina non era semplice. La titolarità di uno significava la panchina di un altro e un tecnico avverte questi mugugni e ci può stare vada nel pallone. Ho vissuto poco lo spogliatoio a causa del mio infortunio, anche io qualche volta ho discusso con i miei compagni durante un allenamento ma sono cose quotidiane e da normale amministrazione. Più che altro, da esterno, notavo una Salernitana in tilt alla prima difficoltà, bastava sbagliare un gol o subire un tiro in porta per entrare nella paura. La mente incide tanto, c'è poco da fare".

Come spiega che Menichini, capace comunque di raggiungere l'obiettivo tre volte su tre, sia stato sempre esonerato?

"Posso dirvi una cosa: nella mia carriera ho avuto tantissimi allenatori e tutti si facevano un po' condizionare dalla dirigenza, dalla società, dall'ambiente e dai giornalisti. A Salerno, in particolare, c'è un'attenzione incredibile per la squadra di calcio e inevitabilmente entrano in gioco moltissimi fattori. Menichini è stato l'unico che se ne fregava di tutto, andava avanti per la sua strada e ragionava esclusivamente con la sua testa. So che ha avuto dei confronti e degli scambi di vedute con il direttore sportivo che, naturalmente, cercava di dare dei consigli ed essere da supporto nei momenti complicati, ma Menichini si faceva scivolare tutto addosso. L'ho apprezzato molto per questo. E' chiaro, poi, che affidargli un progetto a lungo termine è diverso e non entro nel merito. E' evidente che se hai la possibilità di prendere Ventura non ci pensi due volte".

Come sta oggi Bernardini?

"Ormai da anni sto cercando di capire bene le cause del mio infortunio, non siamo giunti ad una diagnosi certa. Probabilmente ho giocato in passato con un problema al tendine d'Achille che si è acuito e ha fatto perdere forza alla mia gamba sinistra. Ho consultato un sacco di specialisti, ho provato ogni tipo di cura, ma cammino male e non ho la possibilità di riprendere l'attività sportiva. Ci ho fatto il callo, come si suol dire, però è stato brutto. Avrei voluto appendere le scarpette al chiodo tra qualche anno  e per una mia scelta. Invece mi sono ritirato in largo anticipo. Quando vedo le partite mi viene un po' di magone, è normale che psicologicamente non sia una situazione facile".

Un calvario simile a quello di Mantovani...

"Lui per fortuna oggi sta bene. Durante questi mesi siamo stati spesso in contatto e mi chiedeva molti consigli, ma nel suo caso si è capito immediatamente che tipo di infortunio avesse e non sono state coinvolte altre parti del corpo. Gli servirà un po' di tempo per avere i 90 minuti ed essere pronto per una gara, ma il problema è alle spalle. La Salernitana recupera uno dei difensori più forti della categoria, oltre che un ragazzo eccezionale".

Come si è lasciato con la Salernitana e le piacerebbe in futuro tornare da allenatore?

"Ho preso il patentino da allenatore, chissà se in futuro avrò questa possibilità. Mi farebbe piacere, indubbiamente. Ci siamo lasciati con rispetto, da parte mia non c'è alcun tipo di rancore e credo valga lo stesso discorso per la Salernitana".

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