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TS - Di Deo: "Arechi vuoto uno svantaggio. Mercato chance per ritrovare credibilità"

di Gaetano Ferraiuolo
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© foto di Luigi Gasia

"E' stato un campionato al di sopra di ogni aspettativa. La rosa è di buon livello e ci sono ottimi calciatori, ma è evidente la mano dell'allenatore. Non è vero che la Salernitana non ha gioco: è una squadra con caratteristiche ben precise, compatta, organizzata, che verticalizza molto e cerca di arrivare in porta con tre passaggi sfruttando le peculiarità di Djuric. Quando hai un centravanti così alto ti viene quasi spontaneo affidarti a lui con palle lunghe. La fase difensiva mi sembra ben organizzata, credo che ci siano tutti i presupposti per assistere ad un buon girone d'andata. Ad Empoli bisognerà giocarsela senza paura e con la consapevolezza che il campionato non si deciderà al Castellani". Parola di Guido Di Deo, intervistato in esclusiva dalla redazione di TuttoSalernitana. L'attuale vice allenatore della Paganese ha parlato poi di mercato: "So che ci sono un po' di contestazioni e avverto il malumore della piazza, purtroppo negli ultimi cinque anni sono arrivate due salvezze sofferte ai playout e la Salernitana non si è mai qualificata per gli spareggi promozione. Fabiani è comunque un dipendente della società e segue le direttive utilizzando il budget che gli viene messo a disposizione, operare a gennaio non è mai semplice. Certo, sono d'accordo con chi dice che è un'occasione unica per ritrovare una fetta di credibilità: essere secondi in classifica e non inserire i tasselli che mancano sarebbe un peccato, anche perchè la concorrenza mi sembra piuttosto competitiva. Il regista? Nel gioco di Castori servono centrocampisti con altre caratteristiche, vedo molto bene Di Tacchio che, a mio avviso, talvolta è oggetto di critiche ingenerose. Coulibaly è un innesto interessante, vedremo se la proprietà metterà a segno altri colpi per innalzare il tasso tecnico dell'organico anche in funzione del modulo che l'allenatore vorrà utilizzare".

Riflessione sull'Arechi vuoto: "Non è per tutti giocare a Salerno, quando le cose vanno male la palla scotta e diventa difficile assorbire i fischi e le famose pressioni. C'è la consapevolezza di essere una piazza con enorme potenziale, la voglia di vincere il campionato e di tornare in serie A è veramente tanta. Non so se i calciatori stiano avvertendo l'assenza del pubblico, è una cosa molto personale e soggettiva, ma è triste vedere l'Arechi deserto. La squadra sta viaggiando a ritmi alti e la curva piena garantirebbe una spinta importante. Ricordo la stagione 2007-08, quando tornammo in serie B e chiudemmo senza sconfitte casalinghe. Il match con l'Ancona risponde a tutti i vostri dubbi: nel primo tempo ci fu lo sciopero del tifo e faticammo, appena iniziarono a cantare trovammo il vantaggio e ci prendemmo il primo posto. Mica può essere un caso?!". 

Infine si apre l'angolo amarcord: "Ho iniziato la mia avventura a Salerno da giovanissimo, ho lavorato con un mister come Zeman e successivamente il destino mi ha fatto incontrare Brini in tre squadre diverse. Terni, Benevento e, appunto, Salernitana. Da subentante fece molto bene e riuscimmo a vincere il campionato, con una squadra che aveva caratteristiche simili a quella attuale. Difesa di ferro, esterni bassi che badavano molto bene alla fase di non possesso, l'attaccante che buttava il pallone in porta alla prima occasione come Arturo Di Napoli. Quando hai una rosa fisica e non giovanissima non puoi esprimere un calcio spettacolare, alla fine quello che conta è sempre il risultato. Mi dispiacque non restare in B, ma non ero di proprietà della Salernitana e furono fatte scelte diverse". 

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