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EX GRANATA - De Patre: "Ho vissuto una bella esperienza in una bellissima città"

di TS Redazione
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Mentre gli organi federali e i club continuano a ragionare, ma ancora senza fortuna, sul passato, presente e futuro del calcio italiano, gli allenatori non possono far altro che cercare di tenere alta la concentrazione delle rispettive squadre: "Ma in un momento come questo mai vissuto prima il compito è tutt'altro che facile, bisogna provare ad organizzarsi al meglio con il proprio staff per cercare di stilare dei programmi congeniali afferma Tiziano De Patre ai microfoni del Il Mattino, fino a qualche mese fa vice allenatore di Gian Piero Ventura alla Salernitana. "Nelle rispettive abitazioni certamente i calciatori possono portare avanti un determinato lavoro, ma se hai una casa piccola la situazione si complica ulteriormente. In questo momento, a conti fatti, bisogna tenere soltanto duro e sperare che tutto finisca presto".

Se l'aspetto fisico può essere allenato solo in parte, un stop forzato come quello attuale quanto può servire invece per allenare determinati dettagli tecnici?

"Indubbiamente molto, perché normalmente, tenendo conto dei ritmi del calcio, non si ha sempre il tempo di poter lavorare con i calciatori su diversi aspetti tecnici. Ora c'è il tempo per poter studiare e per potersi confrontare grazie alla tecnologia, i calciatori di oggi poi sono tutti propensi a lavorare sui particolari"

Il tempo passa e lo stop si allunga sempre di più, questo quanto potrà incidere qualora si dovesse ritornare a giocare la stagione 2019-20?

"Tantissimo, è inutile negarlo. Ma ora come ora si può parlare esclusivamente di idee e di chiacchiere. L'augurio è che tutto finisca presto, ma temo che non sarà così, perché i focolai sono sempre dietro l'angolo. Proprio per questo motivo, e per quello che sento, faccio fatica a pensare che il calcio possa riprendere a breve".

Il fondo «salva calcio» quanto può essere utile per i club?

"Può essere la soluzione, deve essere la soluzione. Non dimentichiamo che i presidenti sono quasi tutti imprenditori, quindi allo stato attuale molte delle loro aziende sono ferme, visti i decreti attuati dal Governo. In più bisogna tener conto anche del fatto che, soprattutto dalla Lega Pro a scendere, gli ingaggi non sono per nulla alti, per cui anche i calciatori faranno fatica ad andare avanti".

Il fallimento è davvero un pericolo che inizia ad aleggiare sui club italiani?

"Purtroppo sì, in questo momento è un pensiero che può iniziare a prendere il sopravvento. Già prima del Coronavirus alcune società non avevano le casse piene, figurarsi ora che tutto è fermo e che quindi non ci sono introiti. Per i presidenti è un momento critico, che devono provare a superare".

Fino a qualche mese fa ha vissuto dall'interno la stagione della Salernitana, ha rimpianti per i tempi e per le modalità della conclusione del suo rapporto con i granata?

"No, nessun rimpianto, anche perché ho dovuto lasciare per motivi personali (alla base della separazione, invece, c'è l'amore tecnico mai sbocciato con Ventura, nda). Ho vissuto una bella esperienza in una bellissima città, dove si ha la possibilità di lavorare bene".

Dove può e dove deve arrivare la Salernitana costruita l'estate scorsa?

"Stiamo parlando di una squadra forte, dopo il Benevento è tra le migliori del campionato cadetto per qualità dell'organico. In più negli ultimi tempi il valore globale della Serie B si è livellato verso il basso. Nel corso dell'ultima campagna acquisti la proprietà ha investito tanto e ha acquistato giocatori interessanti, non faccio nomi ma sono diversi quelli che possono fare un bel percorso. Da quando sono andato via non ho avuto modo di seguire tantissimo, ma vedendo i risultati forse i troppi alti e bassi hanno un po' condizionato la classifica".

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